Imprenditore 3.0.

L‘imprenditore del Terzo Millennio: questo è stato il tema cardine della Conferenza che si è svolta ieri sera al Ghetto degli Ebrei a partire dalle 15.30 in collaborazione con la Confesercenti e la Camera di Commercio di Cagliari.

Quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere un buon imprenditore? Di sicuro deve avere una buona capacità di adattamento, adattamento ai cambiamenti, alla rivoluzione della tecnologia e all’evoluzione di un mercato che, se vogliamo, ne è addirittura schiavo.

Imprenditore 3.0: l’evento richiama la rivoluzione che ormai investe sempre più aziende, chi sopravvive oggi è chi si adatta, chi vede nei cambiamenti un’opportunità, non un problema o un ostacolo.

Oggi l‘imprenditore per “sopravvivere” deve essere poliedrico, conoscere il mercato, avere conoscenze in materia di marketing, di economia, di vendita e di  comunicazione. Oggi si rischia di fallire perché si dà ancora troppa importanza al prodotto e non al cliente.

Quali sono gli strumenti che gli permetteranno di sopravvivere a questa rivoluzione tecnologica così veloce e nuova?

Diversi sono stati gli interventi per cercare di dare una risposta a questa domanda.

Ad aprire il dibattito Davide Marcello, Presidente Confesercenti Provinciale di Cagliari, che ha fatto luce sulla figura dell’imprenditore della nuova era,

Creare un’azienda di successo non è difficile: è solo molto diverso da ciò che normalmente viene fatto dal 97% di chi ne possiede una. Solo il 3% degli imprenditori ha un’azienda efficiente che nasce, cresce e si espande anno dopo anno…”

per poi parlare di Branding e Comunicazione con Roberto Turra, manager di iFormazione:

“Il brand è il cuore dell’azienda, uno strumento di business molto importante.
Un brand che non funziona è un brand che non cresce, non fattura, non ha margini, le cui vendite sono ferme, rallentate o peggio ancora in declino.
Ben diverso quando il problema attiene alla comunicazione e al brand.
 In tal caso entriamo in un’area strategica dove eventuali errori, omissioni e superficialità possono tranquillamente pregiudicare tutto ciò che ne consegue e creare una situazione di malessere pericolosa. Cosa fare allora quando il Brand non funziona?”

E di Web Marketing e Social Media con Piergiorgio Carlini, docente e Presidente di iFormazione:

“Le regole del mercato sono cambiate: non è cambiato solo il modo di scrivere, cioè non solo dobbiamo scrivere in maniera diversa perché stiamo parlando di web rispetto alla carta stampata, oggi ci sono proprio altre regole, sono cambiati i comportamenti, sono cambiati i bisogni, è cambiato persino il cliente, oggi è molto più consapevole, perché ha molti più strumenti a cui affidarsi per chiedere informazioni, dunque è molto più preparato rispetto a prima.

Sono loro, i clienti, che ci dicono come dobbiamo comportarci, non siamo noi che dobbiamo imporre ai clienti certi comportamenti, certe abitudini, siamo noi che dobbiamo identificare il loro bisogno per poi predisporci e servirli. Dunque uno dei problemi è proprio questo: utilizziamo i vecchi concetti e le vecchie conoscenze per interpretare il mercato.

Un altro problema è che non abbiamo flessibilità e dunque una volta che facciamo qualcosa che non va continuiamo a farla, perché speriamo che siano gli altri, le circostanze, gli eventi a cambiare, invece no! La flessibilità è importantissima, se vediamo che qualcosa non va bene dobbiamo cambiare subito!

Altra cosa ancora è che dobbiamo conoscere e utilizzare i nuovi strumenti potentissimi del web, che mai prima d’ora le aziende hanno avuto la possibilità di avere, dunque quando si parla di crisi il “problema” non è visto da tutti nello stesso modo perché crisi magari è per quelle persone che non si adeguano, che non hanno capacità di cambiare e continuano a utilizzare i vecchi sistemi, i vecchi metodi di marketing, di vendita e di rapporto con i clienti. Chi non ha questi condizionamenti riesce ad ottenere il successo proprio perché si avvale di questi strumenti, senza schemi, conoscenze e credenze limitanti.”

Il web ti dà la possibilità – continua Piergiorgio Carlini – di poter innanzitutto capire in che mercato aprirti, dunque andare a vedere quali sono i tuoi potenziali clienti e i loro comportamenti. Abbiamo strumenti di misurazione incredibili, e completamente gratuiti, che ci dicono come le persone ricercano ciò che noi vendiamo! Ci dicono proprio come vanno a ricercare i nostri prodotti e servizi, quali sono i loro comportamenti, quali sono i loro bisogni.Abbiamo quindi tutti gli strumenti per capire come posizionarci nel mercato e a quali clienti proporci.”

Durante la conferenza Piergiorgio Carlini ha parlato anche di Google e Facebook:

Bisogna riconoscere chi sono i nostri clienti e dove scovarli. Abbiamo due tipologie di clienti: quelli che sanno di cosa hanno bisogno e che vanno su Google a ricercare quello di cui hanno bisogno e quelli che non sanno quello di cui hanno bisogno fino a quando non lo vedono, e sono quelli che navigano su Facebook. Dunque abbiamo clienti consapevoli e clienti inconsapevoli, cioè abbiamo da una parte clienti che hanno un bisogno espresso e dunque sanno cosa vogliono e lo cercano nei motori di ricerca, e clienti che hanno un bisogno inespresso e se ne rendono conto solo quando lo vedono su Facebook.

Quali sono dunque gli errori più comuni che le aziende compiono su Facebook?

Uno degli errori più comuni che le aziende fanno su Facebook è quello di aprirsi un account, un profilo aziendale piuttosto che una pagina e iniziare subito a fare spam, pubblicando promozioni e pubblicità. Dobbiamo utilizzare Facebook per ciò che è, un social, perciò è necessario sviluppare due competenze fondamentali:

  1. Saper utilizzare lo strumento Facebook
  2. Fare attività Social

E tu? Come ti comporti?

Un argomento così vasto merita sicuramente un approfondimento, per una consulenza gratuita in sede su comunicazione, branding e Web Marketing contattaci al 3201877420 o scrivici via mail su iformazione2011@gmail.com.

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