Obiettivi e Zona di Comfort
Trappole mentali

Quante persone, al giorno d’oggi, riescono con naturalezza a prefiggersi degli obiettivi e poi a riuscire a portarli a termine?

Sempre meno! In questo mondo estremamente veloce ed iper-stimolante è sempre più comune vedere persone che inseguono un obiettivo oggi e domani l’hanno già dimenticato.

Ogni sogno, ogni desiderio deve essere estremamente facile, altrimenti si passa oltre. Ce n’è un altro già pronto. E’ un continuo lanciare proposte e abbandonare i progetti alle prime difficoltà. La questione più imbarazzante è vedere persone che fanno delle promesse a sé stessi e poi non le mantengono: questi insuccessi ovviamente lasciano uno strascico di disagio psicologico nelle persone. Si sentono fallite, incapaci, e le reazioni tipiche possono essere di due tipi: chi si butta nella morsa di una sorta di depressione, oppure c’è chi preferisce lanciarsi su altri progetti, già sapendo che poi abbandonerà anche quelli.

Ma perché è così difficile trovare i fattori che incidono veramente su questo delicato rapporto con i nostri obiettivi?

La ricetta in realtà è molto semplice: sai quello che vuoi, e fai quello che è necessario ad arrivare a quello che vuoi. Lineare, semplice, efficace. Evidentemente deve esserci tra il sapere quello che si vuole ed il conseguirlo, tutta una serie di resistenze che fanno sì che prima o poi si arrivi ad un abbandono o al fallimento.

Ma quali di queste resistenze sono degli auto-sabotaggi?

Il primo dei punti di resistenza che si oppongono al raggiungimento dei nostri obiettivi è molto tipico: il procrastinare. Rimandare continuamente quello che si è deciso di fare. Si parte con una bella dose di energia, poi si trovano le prime difficoltà, l’energia diminuisce, e l’obiettivo comincia a finire non più tra le priorità più importanti a cui vogliamo adempiere, ma comincia una lunga decadenza d’importanza verso lo sfondo della nostra mente fino, piano piano, a sparire del tutto. Invece di cercare strumenti per superare le prime difficoltà, si cercano scuse e ragioni per poter abbandonare il progetto rapidamente. E’ molto tipico dei nostri tempi vedere tantissime persone applicare questo tipo di filosofia: mettere molta carne al fuoco e poi abbandonarla. I risultati che arriveranno con facilità verranno raccolti con soddisfazione, il resto viene abbandonato.

La seconda resistenza tipica in questo ambito è quella della chiarezza interiore: molti non hanno le idee chiare su quello che vogliono. Quindi decade il punto numero uno della facile ricetta poco sopra esposta: sapere quello che si vuole. Se non si sa cosa si vuole, come è possibile riuscire ad ottenerlo? Molte persone sentono che la loro situazione attuale non funziona, sentono il desiderio del cambiamento, ma non riescono ad attivare quei processi di auto-analisi per capire cosa vogliono veramente. E’ una condizione davvero diffusa e terribile: la frustrazione di voler qualcosa d’altro senza sapere cosa.

La terza resistenza tipica che ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi è la paura del cambiamento, la paura dell’ignoto. Lo diceva anche Shakespeare nel famoso monologo di Amleto: preferiamo una condizione sgradevole ma a noi conosciuta, anziché una condizione potenzialmente migliore ma in parte ancora ignota. La famosa “Zona di Comfort”, ovvero quel sistema di cose che conosciamo e che ci fa sentire al sicuro, è in realtà un miraggio, poiché non è solo confortevole ma anche arida, priva di sviluppi, piena di insoddisfazione.

Come sarà la mia vita se facessi dei cambiamenti?

Questa domanda che ci riempie il cervello, ci blocca del tutto. Non sapendo rispondere con certezza si preferisce rimanere nell’insoddisfazione e nella frustrazione. I nostri obiettivi più importanti solitamente sono sempre al di là delle nostre paure. Nella “Zona di Comfort” non cresce nulla.

Come possiamo sfuggire a questo meccanismo perfetto costituito da resistenze che ci auto-imponiamo?

Con la responsabilità. Dobbiamo farci carico della responsabilità degli obiettivi che scegliamo per noi stessi. Una strada per riuscire ad imparare ad assumersi questo tipo di responsabilità è quella di socializzare i nostri obiettivi. Ovvero, iniziamo identificando davvero quello che vogliamo. Facciamo autoanalisi per capire quali sono le nostre esigenze, quali sono i nostri sogni, cosa ci fa star bene e cosa ci fa star male… guardiamo a lungo dentro noi stessi, ed una volta scelto il nostro obiettivo cominciamo a condividerlo con gli altri. Utilizziamo un sistema a cerchi per fare questo. Prima condividiamolo nel ristretto cerchio della famiglia, parliamone, esponiamo l’obiettivo e la strategia che vogliamo usare per arrivarci. Poi, più avanti, possiamo condividerlo anche nel cerchio degli amici, in modo che anch’essi ne siano informati e che magari vi chiedano, periodicamente, conto dei risultati e dei problemi che state affrontando. Poi, quando sarete ancora più sicuri di voi stessi, potrete fare il passo fondamentale: condividere l’obiettivo anche con i vostri avversari, i vostri “nemici”. Le persone che non vorrebbero che voi conseguiste quel risultato.

Questo schema a cerchi sembra una sorta di “scala della responsabilità”, il primo gradino vi aiuterà a non mollare alle prime difficoltà, il secondo vi spronerà ad andare avanti ed il terzo vi costringerà ad ottenere quello che volete. Se terrete tutto dentro di voi senza mai condividere i vostri obiettivi, vi sentirete giustificati a procrastinare, ad avere poca chiarezza in merito ai vostri obiettivi, a lasciarvi spaventare dall’ignoto… in sostanza vi sentirete autorizzati ad abbandonare il progetto in ogni momento. Condividendo il vostro obiettivo con gli altri invece sarete spronati ad andare avanti. Sempre avanti! E a non temere il fallimento.

Se avrete in voi la forza di affrontare un possibile fallimento, su un obiettivo di cui avete parlato anche alle persone che non aspettano altro che voi facciate un passo falso, difficilmente fallirete.

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