La timidezza è un difetto o un pregio?
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“Senti il tuo viso diventare improvvisamente caldo, le mani iniziano a sudare, il cuore batte all’impazzata, la bocca, del tutto impastata, non riesci a pronunciare nemmeno una parola in maniera chiara”

Questi sono solo alcuni degli effetti che percepiamo quando veniamo a contatto con la nostra timidezza. E’ una specie di cortocircuito emotivo in cui si finisce per bloccarsi totalmente: le parole non vengono fuori, i pensieri sono confusi, il rossore sul viso diventa evidente, non ci sentiamo più completamente responsabili del nostro corpo.

La timidezza emerge quando ci si trova di fronte a qualcuno, ovviamente, e quando la sentiamo irrompere sulla scena, il fatto che l’altro possa accorgersi della nostra difficoltà peggiora drasticamente le cose.

L’idea che l’altro si stia accorgendo della nostra goffaggine è una specie di accelerante. E’ tutta una questione mentale. In realtà non c’è nulla che sia fuori dal nostro controllo. E’ solo una nostra convinzione.

Tutti abbiamo fatto questo tipo di esperienza: davanti ad un discorso pubblico, ad un brindisi, oppure in un’assemblea a cui ci viene data la parola, o in un’intervista… Ma anche quando ci troviamo a dover lasciare un messaggio in una segreteria telefonica, o quando dobbiamo tornare a fare un reclamo in un ufficio o in un negozio, oppure, esempio classico, quando dobbiamo chiedere un’informazione ad uno sconosciuto.

Ricordiamo tutti l’imbarazzo provato davanti alla prima ragazza, o al primo ragazzo, a cui volevamo chiedere un bacio.

Poi la nostra personalità si struttura meglio e, eccetto occasioni speciali, la timidezza svanisce. Ma non per tutti. I dati statistici parlano di un quasi 50% della popolazione afflitta da timidezza cronica! L’altra metà è stata timida in passato ma ha poi superato il problema.

Questi dati danno un’idea molto precisa di quanto questo disagio sia diffuso, ma il problema vero e proprio è che un italiano su dieci soffre di una forma di timidezza invalidante.

E’ una forma di timidezza così forte che porta il soggetto all’isolamento, alla solitudine, ad attacchi d’ansia e a tutto quello che ne può conseguire (alcolismo, tossicodipendenza…). Alcuni studi dimostrano che questo genere di problema nasce proprio assieme a noi, nel senso che il seme della timidezza è già presente durante il concepimento!

E’ quindi un fattore legato alla genetica e alla biologia. Ovviamente anche l’ambiente in cui si cresce ha un ruolo fondamentale. Gli studiosi sono convinti però che l’ambiente sia una specie di rafforzativo: la predisposizione è genetica, l’ambiente farà in modo che la timidezza diventi cronica, o grave, meno grave, superabile, invalidante…

Si è riusciti anche ad evidenziare dei segni premonitori di timidezza da fattori prenatali o comunque già presenti nei primi anni di vita. Sia a livello cerebrale, che ormonale, ed anche comportamentale.

Pare, ad esempio, che i bambini con gli occhi possano sviluppare una forte timidezza con più probabilità rispetto ad altri, questo per ragioni ormonali. Altri studi hanno dimostrato che i bambini più timidi abbiano l’anulare destro più freddo rispetto alle altre dita, in particolare rispetto all’altra mano. Questo per ragioni legate alla chimica del cervello: una specie di riflesso di un deficit del funzionamento cerebrale.

Gli studi sono davvero tanti e molto ben documentati, e seppure sia interessante analizzare le cause di questo problema, la domanda fondamentale è: come si può superare la timidezza? Come possiamo, per lo meno, allenarci per venirne fuori?

Prima di tutto bisogna riconoscere a sé stessi che il problema esiste. Ammettere di essere timidi.

“Sono timido e lo accetto”, questo deve essere il tuo mantra mentale.

Poi bisognerà capire che cosa scatena la tua timidezza: parlare ad un pubblico che non conosci? Quando sei di fronte a qualcuno che ammiri o che ti piace? Quando impari qualcosa di nuovo?

Non sei timido 24 ore su 24. Dipende dal contesto. E’ molto probabile che quando sei in famiglia non sei affatto timido. Bisogna capire quali sono gli elementi che fanno partire la tua timidezza.

Fai una vera e propria lista delle situazioni che ti bloccano e ti terrorizzano al solo pensiero, e mettile in ordine. Fai una vera e propria classifica! Non usare ipotesi e situazioni teoriche, metti in classifica le situazioni reali, quelle a cui vai incontro o che dovresti affrontare ma che eviti accuratamente.

Adesso rovescia quella classifica! Partiamo dal fondo, da quelle meno drammatiche. Ed inizia a lavorarci su. Le prime che affronterai ti daranno la carica per arrivare a risolvere le situazioni più difficili.

Non ti preoccupare di passi indietro o di piccoli incidenti, ognuno ha bisogno di trovare un suo ritmo e di fare tutti i passi falsi necessari. Gli errori sono occasioni di crescita, non dimenticarlo!

Quando hai un po’ di tempo da dedicarti, rifletti sul fatto che le nostre reazioni istintive sono come dei software (programmi) che partono in automatico, ma possiamo e dobbiamo evitare che questi automatismi siano nocivi.

Quindi, se in un determinato contesto è usuale che si attivi in te il “software timidezza”, vediamo di sostituirlo con un altro software!

Se, ad esempio, durante un discorso pubblico, senti partire il tuo solito meccanismo che ti porterà a bloccarti, ad arrossire… fermalo subito e cambia programma!

Se percorri quella strada sai già quale sarà la destinazione. Cambia strada! Prendi la strada opposta. E’ inutile negarlo, ti devi esporre!

Una cosa molto importante per vincere la timidezza è non essere sempre focalizzati su noi stessi, o per meglio dire, devi focalizzarti sull’obiettivo del momento, al di fuori di te. Guarda gli altri, prova empatia per loro, sintonizzati su loro, sentili (non solo con le orecchie) e cerca di comprendere che nessuno è ossessionato da ogni tuo gesto, da ogni tua parola… ognuno di noi sta affrontando i suoi problemi e nessuno vive nell’attesa di un tuo errore!

Siamo tutti pieni di errori. Non vedere gli altri come dei “competitor”, degli avversari o dei nemici. Smettila di fare continui paragoni con gli altri. Tu sei tu. E ognuno è sé stesso.

Può aiutarti anche un po’ di meditazione e puoi trovare qualche consiglio nel nostro articolo dedicato alla mindfulness.

Se ti applicherai con regolarità ed impegno su questi piccoli cambiamenti, la timidezza non ti bloccherà più. Riuscirai a gestirla in maniera matura e serena.

Ma la timidezza è un difetto o un pregio?

Non dipende dalla timidezza ma da come la affronti. C’è gente che ha avuto successo grazie alla timidezza. Se non fosse stato così nessuno se ne sarebbe accorto. La timidezza ti fa fare cose che altri non fanno, ti rende più sensibile, più attento ai particolari, diverso, migliore, se vogliamo. Ma dipende da te.

E’ vero anche che qualcuno, nel corso del tempo, ha lavorato tanto per eliminare questa parte di se, che gli impediva di andare oltre, di “osare”. E cosa è successo? Ha rimosso la parte migliore di se… e ciò che ne è rimasto non è piaciuto alle persone che gli stavano accanto, che lo sostenevano, lo incitavano, che credevano in lui. Perciò, stai attento a che scelta farai.

Ti faccio notare che tantissime persone del mondo dello spettacolo sono dei timidi, però riescono a gestire la loro tendenza naturale per esporsi in pubblico, per parlare, per suonare il loro strumento, per cantare, per recitare… Tutto questo grazie ad un po’ d’impegno nell’imparare a gestire questo loro lato.

Ecco cosa ha detto la scrittrice Paola Calvetti a proposito della sua timidezza: “Sono una timida, ma questo particolare del mio carattere è noto solo agli intimi. Per tutti gli altri sono un tipo estroverso dalla parlantina facile e ridondante.”

L’uomo è timido e sta troppo a scusarsi; non sta più saldo e diritto;
non osa dire «io penso», «io sono», ma passa a citare qualche santo o qualche filosofo.
Si vergogna di fronte a un filo d’erba o a una rosa che sboccia.
(Ralph Waldo Emerson)

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