Biografia Einstein
Biografia Einstein

Semplicemente, il più grande scienziato di tutti i tempi. Ecco chi è Albert Einstein.

Il suo lavoro è stato così rivoluzionario, così incredibilmente innovativo da trasformare Einstein in una sorta di icona dell’intelligenza.

Quando si parla di genio matematico, di intelligenza fuori dal comune, l’immagine che viene a mente è sempre quella dello scapigliato Einstein.

Probabilmente nel mondo, il suo è uno dei nomi più conosciuti: sarà difficile trovare un angolo di terra in cui nessuno abbia mai sentito parlare di Albert Einstein.

Come è riuscito a rendersi così popolare?
Quali scoperte lo hanno consacrato alla Storia?
Quali sono state le resistenze e gli ostacoli che ha dovuto superare?

Proveremo a rispondere a tutte queste domande in questa breve ma esaustiva biografia del genio tedesco.

Prima di iniziare ti invitiamo a leggere la biografia di un altro grande genio contemporaneo di Einstein: Freud!

L’infanzia di Einstein fu segnata da gravi problematiche finanziarie che portarono la sua famiglia a cambiare spesso luogo di residenza. Per molto tempo infatti gli Einstein vissero in Italia: a Pavia, poi in diverse località del Veneto, e poi a Genova.

I suoi studi ne risentirono poiché non poteva dare continuità alle sue conoscenze. Finalmente la famiglia riuscì a fargli riprendere gli studi in Svizzera, e nel 1900 riuscì a laurearsi in fisica e matematica.

Aveva 21 anni. L’anno successivo fu per lui determinante: ottenne la cittadinanza svizzera, si sposò ed iniziò a lavorare nell’ufficio brevetti di Berna. Quello che sarebbe diventato il più grande scienziato di sempre svolgeva le funzioni di un semplice perito tecnico.

Mentre svolge questo lavoro piuttosto umile per le sue capacità, nel 1905, pubblica una memoria che costituirà il primo passo verso una nuova concezione della fisica: “Zur Elektrodynamik bewegter Körper”.

In questo scritto sono presenti i principi della sua teoria della relatività ristretta. Una teoria del tutto rivoluzionaria che ha scosso la fisica tradizionale come un terremoto.

Secondo questa teoria, in breve, le leggi fisiche devono essere le stesse per ogni sistema di riferimento inerziale e la velocità della luce nel vuoto è una costante ed è indipendente da quella della sorgente luminosa.

Da questi principi, per il geniale tedesco, si aprì un mondo tutto nuovo, ed una nuova concezione della fisica. La sua teoria mise in evidenza i limiti della geometria euclidea. Uno dei fondamenti della fisica fino a quel momento.

La conseguenza più nota dell’applicazione della sua teoria riguarda l’energia nucleare. E = mc ², forse la più famosa formula matematica della storia.

Una formula conosciuta da tutti, così come scritta, ma che davvero in pochi saprebbero spiegare. Si dice addirittura che solo una manciata di persone, oggi, ne capiscono tutte le implicazioni.

All’epoca solo Einstein la capiva. E = mc ², dove E rappresenta l’energia, m la massa e c la velocità della luce nel vuoto.

Successivamente egli pubblicò altre due memorie, nella prima delle quali formulò una nuova teoria della luce basata sull’ipotesi che le radiazioni elettromagnetiche (luce) sono costituite da quanti di energia, chiamati poi da Compton fotoni, la cui energia è inversamente proporzionale alla lunghezza d’onda.

Questa teoria alla fine arrivò ad essere messa in pratica, molti anni dopo, in quella che noi tutti oggi conosciamo come “bomba atomica”. Einstein quando elaborò la teoria non tenne conto delle possibili applicazioni.

Tant’è che alla vigilia della costruzione della bomba, scoraggiò gli scienziati dal percorrere quella strada. Non voleva che i suoi studi teorici fossero applicati ad un’arma di distruzione di massa.

Come sappiamo la preghiera di Einstein non fu ascoltata e la bomba fu creata ed utilizzata. Ma nel 1911 ancora la bomba non esisteva ed esistevano solo i geniali studi del fisico tedesco che gli valsero una cattedra all’Università tedesca di Praga.

E poi arrivò anche la cattedra a Zurigo, ed altre, fino a stabilirsi a Berlino dove diresse il Kaiser Wilhelm Institut. A Berlino giunse anche a seconde nozze con una sua cugina.

Nel 1916 un altro suo scritto arriva a rivoluzionare il mondo della fisica: la teoria della relatività generale. Una sorta di prosecuzione della prima memoria del 1905.

In base al postulato dell’equivalenza fra tutti i sistemi inerziali e non inerziali, formulò una nuova teoria della gravitazione in cui il campo gravitazionale generato da ogni corpo materiale è rappresentato come una modificazione delle proprietà geometriche dello spazio fisico.

A questo punto la geometria euclidea risultò insufficiente a descrivere le leggi secondo le quali i corpi si comportano nello spazio: infatti, la curvatura dello spazio, ipotizzata dalla teoria, induce a considerare la retta, il piano e le altre entità geometriche, il principio d’inerzia e le altre leggi classiche della teoria newtoniana della gravitazione universale, come casi limite validi solo, con grandissima approssimazione, per lo spazio del nostro sistema planetario.

In sostanza un completo sconvolgimento del modo a cui si era abituati a pensare la fisica. Una vera rivoluzione. Infatti, dopo. Il 1920 Einstein divenne lo scienziato più famoso del pianeta.

Mai uno scienziato, in tutta la storia, aveva goduto di così tanta popolarità. Nel 1921 ricevette il premio Nobel per la fisica. Ma un ombra si aggirava attorno ad Einstein e alla Germania: il nazismo.

Le sue origini ebraiche e le sue posizioni pacifiste davano molto fastidio ai gerarchi nazisti. Nel 1933 Einstein lasciò la Germania, prima per la Francia, poi in Belgio, poi in Gran Bretagna e alla fine giunse negli Stati Uniti.

Negli Usa ebbe una cattedra di fisica teorica all’Institute for Advanced Study di Princeton. E nel ’34 il governo nazista gli tolse la nazionalità tedesca e confiscò i suoi beni.

La sua patria divennero gli Stati Uniti e la sua fama, anche per le sue posizioni fortemente umanitariste, crebbe ancora di più. Il suo volto divenne un’icona, come un divo di Hollywood.

Il 17 aprile del 1955 fu colpito da una improvvisa emorragia causata dalla rottura di un aneurisma dell’aorta addominale, arteria che era stata già rinforzata precauzionalmente con un’operazione chirurgica nel 1948. Fu ricoverato all’ospedale di Princeton, dove morì nelle prime ore del mattino del giorno dopo (ore 1.15 del 18 aprile 1955) a 76 anni.

Aveva espresso verbalmente il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza e Thomas Stoltz Harvey, il patologo che effettuò l’autopsia, di propria iniziativa rimosse il cervello e lo conservò a casa propria immerso nella formalina in un barattolo sottovuoto per circa 30 anni.

Il resto del corpo fu cremato e le ceneri furono disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di Einstein furono messi al corrente, acconsentirono a che il cervello fosse sezionato in 240 parti da consegnare ad altrettanti ricercatori; la parte più grossa è custodita nell’ospedale di Princeton.

Un’altra icona che condivideva gli ideali pacifisti con Einstein è senza dubbio Gandhi, e qui puoi leggere la sua biografia.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

5 × tre =