Biografie i Grandi della Storia: William James in pillole

William James, personaggio poco noto al grande pubblico, è stato uno che ha davvero lasciato una traccia indelebile nella storia del pensiero dell’uomo.

William James è stato uno degli psicologi e filosofi più importanti a cavallo tra l’800 e il ‘900, e senza dubbio uno degli uomini di pensiero americani più importanti di sempre, contemporaneo dei James Allen, altro grandissimo filosofo, a cui abbiamo dedicato un altro articolo.

Basti pensare che la sua opera ha ispirato filosofi di importanza cruciale come Henri Bergson. Alcuni saggi di William James sono stati considerati come basilari ed imprescindibili per lo studio della psicologia e della filosofia.

William ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia davvero speciale: il padre era il grande filosofo Henry James senior, amico personale di Emerson. Il fratello minore era Henry James junior, grandissimo romanziere, e la sorella Alice è l’autrice di un celebre diario.

Nascere in questa famiglia piena di talento e di possibilità è stato senza dubbio un grosso vantaggio per William, che ha vissuto una infanzia piuttosto agiata e piena di interessi.

La sua carriera da studente è stata impeccabile e si laurea in medicina. Poi si avvicina con studi privati alla psicologia, scienza del tutto nuova a quell’epoca.

Inizia quindi la sua carriera accademica come professore ad Harvard, ruolo che ricoprirà per tutta la vita. E’ proprio ad Harvard che James concepisce le tematiche fondamentali che lo porteranno a scolpire il proprio nome nella storia del pensiero occidentale.

Qui fonda infatti uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale degli Stati Uniti. A questo punto nascerà una delle sue opere più importanti: “Principi di Psicologia”.

Questo saggio è considerato universalmente come uno testi più influenti dell’intera storia della Psicologia! Tra gli altri meriti di questo saggio c’è quello di anticipare una corrente di pensiero che risponderà al nome di “funzionalismo”.

“Principi di psicologia” è stato un vero e proprio manuale di base per gli psicologi americani, per molti decenni. Ma non è il solo saggio di William James ad avere ottenuto l’immortalità.

Anche i più tardi “Le varie forme dell’esperienza religiosa. Uno studio sulla natura umana”, ha avuto un impatto determinante per la psicologia e per la filosofia.

William James fa giungere la psicologia al pragmatismo e al funzionalismo. In maniera molto breve potremmo dire che nel pragmatismo, le idee e i concetti sono veri solo se consentono all’individuo di operare sulla realtà.

Invece per applicare alla psicologia il termine “funzionale” bisogna riferirsi alle funzioni adattive per l’organismo-uomo in relazione all’ambiente.

Con “Principi di psicologia” James si pose in netto contrasto con la psicologia tedesca del tempo. Non dimentichiamo che la psicologia tedesca era considerata la più moderna, la più efficace ed avanzata.

James sosteneva che non esiste una sensazione base, una sensazione semplice, ma un eterno pullulare di oggetti e relazioni. Il “flusso di pensiero” è una delle concettualizzazioni più note della prima parte della carriera di James.

Ma sono così tante le innovazioni che William apporta alla psicologia e alla filosofia da non poterne tenere conto!

Non c’è dubbio che James, all’inizio del Novecento, è il filosofo più noto negli Stati Uniti. Tanto che, quando nel 1909, su invito della Clark University, giunge in terra americana niente meno che Sigmund Freud, l’incontro tra i due è quasi doveroso.

Freud arriva accompagnato da altri tre psicoanalisti di chiara fama: Sandor Ferenczi, Ernst Jones e Carl Gustav Jung. James a quel tempo era già anziano ma seguiva con molta attenzione l’opera del genio austriaco.

Infatti espresse più volte ammirazione per il lavoro svolto da Freud, anche di persona: “Il futuro della psicologia è nel suo lavoro”, gli disse.

L’incontro tra questi due geni è sicuramente un raro caso di stima reciproca e ammirazione, anche se l’anziano James criticò l’interpretazione dei sogni di Freud, definendolo “un sistema pericoloso”.

L’ammirazione c’era ma William aveva delle perplessità su alcune “fissazioni” di Freud che si riflettevano sul suo lavoro. Purtroppo non vi fu molto tempo, ed un anno dopo quell’incontro, James morì.

Ma è stato lo stesso William James a sintetizzare perfettamente, in un aforisma, il percorso che le idee innovative, come le sue e quelle di Freud, sono costrette a sostenere:

“Ogni nuova teoria viene prima attaccata come assurda; poi viene riconosciuta come vera, ma ovvia e insignificante; finalmente – sembra essere importante, così importante che i suoi avversari pretendono di averla scoperta loro stessi!”

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