Come essere un buon leader: da capo a guida del proprio team

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Per molto tempo l’idea di capo è stata semplice: il capo comanda, il collaboratore esegue. Più il capo alza la voce, più sembra forte; più il collaboratore obbedisce senza fare domande, più sembra bravo. È un modello che ha fatto il suo tempo, anche se in molti uffici e in molte piccole aziende resiste ancora.

Oggi si chiede a chi guida un gruppo qualcosa di diverso. Non basta avere un ruolo o una targhetta sulla porta: bisogna essere riconosciuti come punto di riferimento. È la differenza tra autorità e autorevolezza, tra essere un manager ed essere un leader.

Leader si nasce o si diventa?

Alcune persone hanno inclinazioni naturali che le aiutano: facilità nel parlare, sicurezza, energia. Ma la leadership è fatta soprattutto di comportamenti, e i comportamenti si imparano. Ascoltare, dare l’esempio, prendere decisioni, assumersi le responsabilità: sono tutte cose che si allenano, a qualsiasi età e in qualsiasi ruolo.

C’è un vecchio detto, ripreso spesso dagli esperti di leadership: chi pensa di guidare gli altri ma non ha nessuno che lo segue, sta solo facendo una passeggiata. Il leader si misura da quanto gli altri scelgono di seguirlo, non da quanto comanda.

Che cosa fa un buon leader

Un leader efficace, in un’azienda grande come in un negozio con due dipendenti, di solito fa queste cose:

  • Stabilisce obiettivi chiari e condivisi, in modo che tutti remino nella stessa direzione e sappiano perché lo fanno.
  • Comunica in modo chiaro e rispettoso, senza urla e senza messaggi ambigui. Dice le cose difficili quando servono, in privato e con argomenti concreti.
  • Ascolta. Chiede il parere dei collaboratori, li coinvolge nei progetti, lascia spazio alle loro idee.
  • Conosce le persone del suo gruppo: sa a chi affidare un compito, chi va stimolato e chi va rassicurato. Non tutti rispondono agli stessi stimoli.
  • Dà fiducia. Un collaboratore che si sente stimato tende a dare il meglio di sé.
  • Riconosce i meriti e condivide i successi con la squadra, mentre sugli errori ragiona in modo costruttivo, come occasioni per migliorare.
  • Dà l’esempio. Le parole devono diventare azioni: se chiedi puntualità, sei puntuale; se chiedi impegno, sei il primo a impegnarti.

L’integrità prima di tutto

Tra tutte le qualità di un leader, l’integrità è quella da cui dipendono le altre. Se i collaboratori si accorgono che chi li guida dice una cosa e ne fa un’altra, che promette e non mantiene, che si prende i meriti e scarica le colpe, la fiducia crolla. E senza fiducia resta soltanto il ruolo.

Essere coerenti con ciò che si dice, mantenere gli impegni, ammettere i propri errori: non sono gesti eroici, ma sono quelli che costruiscono la stima di un gruppo nel tempo.

Gli stili di leadership

Semplificando molto, si possono riconoscere alcuni modi diversi di guidare un gruppo, a seconda di quanto controllo tiene il capo e quanta autonomia lascia ai collaboratori:

  • il capo che decide tutto da solo e dà ordini, con collaboratori privi di autonomia;
  • il capo che decide ma spiega e cerca di convincere;
  • il capo che discute le scelte con il gruppo prima di decidere;
  • il capo che lascia fare a tutti, e di fatto non guida più.

Ognuno di questi stili può essere utile in certi momenti (in un’emergenza serve qualcuno che decida in fretta) e dannoso se diventa l’unico modo di fare. Il buon leader tiene saldo il timone, ma lascia ai collaboratori autonomia e responsabilità, perché si sentano parte del progetto e non semplici esecutori.

Il leader come coach

In inglese coach significava in origine carrozza, il mezzo che permetteva di arrivare a destinazione prima e con meno fatica rispetto all’andare a piedi. Da qui il senso moderno della parola: il coach è chi aiuta una persona o una squadra a raggiungere i propri risultati in modo più rapido ed efficace.

Un manager che adotta lo stile del coach non si limita a dire che cosa fare. Fa domande, aiuta i collaboratori a trovare le soluzioni, li fa crescere. Nel breve periodo può sembrare più lento, perché richiede tempo e ascolto. Nel lungo periodo crea un gruppo più autonomo, motivato e capace di andare avanti anche quando il capo non c’è.

Leadership anche nelle piccole imprese

L’errore più diffuso è pensare che la leadership sia una questione da grandi aziende. Non esiste azienda troppo piccola per avere bisogno di una buona guida. In una realtà con pochi dipendenti, anzi, il comportamento del titolare pesa ancora di più: un capo negativo, che si lamenta e non cerca soluzioni, rovina l’ambiente più di qualunque difficoltà del mercato.

E la leadership non riguarda solo chi ha dei collaboratori. Come scrive Piergiorgio Carlini nel suo libro Migliora il tuo lavoro e goditi la vita, oggi ognuno di noi deve gestire le proprie attività un po’ come se fosse un’azienda: con principi chiari, aggiornamento continuo, coerenza tra quello che dice e quello che fa.

Da dove iniziare

Se guidi un gruppo, prova per un mese a fare una cosa semplice: in ogni riunione o confronto, parla meno e chiedi di più. Osserva che cosa cambia nelle risposte dei collaboratori. È spesso il primo passo per passare dal comando alla guida. Ti può essere utile anche l’articolo sulla comunicazione assertiva, che è alla base di un buon rapporto con il proprio team.

Per chi vuole approfondire in modo strutturato, iFormazione propone percorsi di coaching individuale per manager e imprenditori e il Master in Coaching. Per informazioni puoi contattarci.

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